Culto 20/10/2019 - Diciannovesima dopo Pentecoste, apertura dell’anno di attività del precatechismo e del catechismo

di Ruggero Marchetti pubblicato il 20/10/2019 23:10:32 in culto 67

Matteo 19, 16 - 20 , 16

Un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: "Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?". Gesù gli rispose: "Perché m'interroghi intorno a ciò che è buono? Uno solo è il buono. Ma se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti". "Quali?" gli chiese. E Gesù rispose: "Questi: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso. Onora tuo padre e tua madre, e ama il tuo prossimo come te stesso". E il giovane a lui: "Tutte queste cose le ho osservate; che mi manca ancora?". Gesù gli disse: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi". Ma il giovane, udita questa parola, se ne andò rattristato, perché aveva molti beni. E Gesù disse ai suoi discepoli: "Io vi dico in verità che difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. E ripeto: è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio". I suoi discepoli, udito questo, furono sbigottiti e dicevano: "Chi dunque può essere salvato?". Gesù fissò lo sguardo su di loro e disse: "Agli uomini questo è impossibile; ma a Dio ogni cosa è possibile".

Allora Pietro, replicando, gli disse: "Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?" (. . . )

Un pensiero dalla predicazione

thumbnail article Il senso della parabola è chiaro: gli “operai della prima ora” che si sono accordati col “padrone della vigna” per la paga di un “denaro”, e ai quali la cifra pattuita viene puntualmente consegnata alla fine del lavoro, sono Pietro e gli altri “discepoli”: i “primi” che hanno seguito Gesù obbedendo alla sua chiamata.

Però, ascoltando la parabola, si è colpiti soprattutto da quello strano “padrone” che, dopo aver “mandato i primi operai nella sua vigna”, li lascia lì e si reca di nuovo nella piazza per altre quattro volte, e ogni volta trova altri operai che nessuno aveva ingaggiati, e li manda anche loro “nella vigna”. Gli ultimi, che ormai non speravano più di trovare qualcosa, li ingaggia addirittura un'ora prima del tramonto del sole, che segnava la fine del lavoro. E si è anche colpiti dalla sconcertante scena finale: chi ha lavorato per dodici lunghe ore riceve la medesima paga degli ultimi che - come osserva uno degli operai della prima ora: “hanno fatto un'ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo". Un'osservazione ineccepibile. Ma della nostra ineccepibilità, Gesù non sa che farsene, così come con lui non conta il nostro fare. Una delle tante cose strane di questa parabola è che, mentre si preoccupa di farci seguire il “padrone” che esce ogni volta ad assumere nuovi operai, non ci fa mai entrare “nella vigna”, e così non sappiamo se gli operai abbiano vendemmiato o fatto qualche altro tipo di lavoro, né tanto meno se hanno lavorato bene oppure no. È un particolare importante, perché ci dice appunto che qui non è il lavoro, non sono la fatica né l'impegno che contano: qui conta solo il fatto di essere stato chiamati e mandati nella vigna... Fuori dal linguaggio simbolico della parabola, qui conta solo il Signore (perché è lui “il padrone” della parabola di Gesù) che non si preoccupa tanto della sua vigna, quanto di chiamare sempre nuove persone: lo ha fatto con quelli “della prima ora”: quelli che – come i suoi primi discepoli, “hanno lasciato subito” ogni cosa per andare con lui; ma non dimentica, né tanto meno abbandona gli altri: chi ha tergiversato, chi ha chiesto ancora tempo, chi s'è allontanato “tutto triste” senza riuscire a dire una parola... E così torna a uscire ogni volta e ogni volta cerca nuove persone da chiamare. Lo fa “all'ora terza” e “alla sesta” e “alla nona”, addirittura – come già abbiamo visto - arriva “all'undicesima”, all'ultima ora possibile. Ed ogni volta spera che finalmente gli dicano di sì, perché soltanto quello conta, il loro “sì”! È il “sì” della “pecora smarrita” (cfr Luca 15, 4-7), che rende Dio più felice del “sì” scontato delle altre novantanove che insieme con lei, la “ritrovata”, formeranno di nuovo il suo gregge completo. Qui, nella stessa maniera, tutti insieme, da quelli della prima a quelli dell'ultima ora, gli operai ricevono la paga giornaliera; ricevono l'abbraccio; ricevono l'amore. Sono ammessi nel regno del Signore.


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