Culto 06/10/2019 - Diciassettesima dopo Pentecoste

di Ruggero Marchetti pubblicato il 06/10/2019 22:39:50 in culto 69

Giovanni 6, 51 – 59

«Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò per la vita del mondo è la mia carne».

I Giudei dunque discutevano tra di loro, dicendo: «Come può costui darci da mangiare la sua carne?». Perciò Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui. Come il Padre vivente mi ha mandato e io vivo a motivo del Padre, così chi mi mangia vivrà anch'egli a motivo di me. Questo è il pane che è disceso dal cielo; non come quello che i padri mangiarono e morirono; chi mangia di questo pane vivrà in eterno».

Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga di Capernaum.

Un pensiero dalla predicazione

thumbnail article Un “parlare”, quello di Gesù in Giovanni 6 duro e quasi inascoltabile per noi Riformati, in particolare in riferimento alla nostra concezione della Cena del Signore, alla quale non possiamo non pensare leggendo queste righe. Abbiamo qui, l’uno accanto all'altro, il pane e il vino segni del corpo e del sangue di Gesù, e tra poco li mangeremo e li berremo. E Gesù ci ha parlato, l’uno accanto all'altro, della sua “carne” da “masticare” e del suo “sangue” da “bere”, con un realismo che sembra sostenere molto di più la presenza reale del suo corpo e del suo sangue negli elementi della Santa Cena sostenuta da molte chiese cristiane, ed in primis dalla chiesa cattolica romana, che non la nostra concezione di una presenza di tipo spirituale fondata sulla fede.

Cosa dire ? Credo che se ci fermassimo a leggere e a interpretare questo testo solo nella prospettiva della Cena rimarremmo alla sua superficie e non ne coglieremmo il vero intento. Già Calvino aveva rilevato che una lettura puramente eucaristica toglie a questo brano gran parte del suo significato. Perché questo “parlare” di Gesù non pone il suo accento principale sugli elementi della Cena, ma su come il credente può e deve essere in ogni tempo della sue esistenza in comunione con l’umanità di Cristo, anche e soprattutto al di fuori della Cena che della comunione col Signore è una delle espressioni liturgiche.

Questo testo infatti, vuole toccare il credente, lo vuole spingere a non fermarsi ad una fede superficiale, ma a sentire nel profondo ciò che può provocare in lui il fatto di credere in Gesù, vero uomo, rivelatore e dispensatore della vera vita. Sono insomma, le parole di Gesù che oggi abbiamo ascoltato, un appello indirizzato a tutti i “credenti” a essere dei “praticanti” e a non restare a una fede puramente intellettuale e non incarnata. C’è qui un incitamento a passare all'azione nelle realtà più semplici e normali della vita di tutti i giorni e a non accontentarsi di recarsi nel tempio a prender parte al culto ed alla Santa Cena quando viene celebrata.

Sì, qui l’accento è posto sulla realtà di ogni giorno in cui tutto si gioca, anche ed in particolare la “vita eterna”. Mentre la maggioranza dei credenti di oggi tendono, soprattutto in materia di spiritualità, a separare quello che vivono quotidianamente da quello che si vive e si condivide nelle chiese, i versetti di oggi ci ricordano che la vita è un tutto; che quello che si dice e che si vive in chiesa o nella comunità lo dobbiamo anche vivere e lo dobbiamo anche dire in famiglia, nel lavoro, con gli amici… insomma anche nel più banale quotidiano. In questa prospettiva, la Cena del Signore non è un momento particolare, e tanto meno un momento quasi “magico” al di fuori di tutto, ma è insieme un’occasione di concentrare concretamente in un momento privilegiato tutto ciò che ci sforziamo di vivere ogni giorno e di riprendere nuovo slancio e nuove forze per vivere meglio la nostra esistenza quotidiana.


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