Culto 02/10/2019 - Sedicesima dopo Pentecoste

di Ruggero Marchetti pubblicato il 02/10/2019 22:39:04 in culto 70

1 Pietro 5, 1 - 11

Esorto dunque gli anziani che sono tra di voi, io che sono anziano con loro e testimone delle sofferenze di Cristo e che sarò pure partecipe della gloria che deve essere manifestata: pascete il gregge di Dio che è tra di voi, sorvegliandolo, non per obbligo, ma volenterosamente secondo Dio; non per vile guadagno, ma di buon animo; non come dominatori di quelli che vi sono affidati, ma come esempi del gregge. E quando apparirà il supremo pastore, riceverete la corona della gloria che non appassisce.

Così anche voi, giovani, siate sottomessi agli anziani. E tutti rivestitevi di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili. Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo; gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare. Resistetegli stando fermi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze affliggono i vostri fratelli sparsi per il mondo. Or il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, vi fortificherà stabilmente A lui sia la potenza, nei secoli dei secoli. Amen.

Un pensiero dalla predicazione

thumbnail article Non è soltanto la persecuzione che affligge i cristiani a cui la 1 Pietro si rivolge. Fra di loro non mancano conflitti e divisioni, che riguardano la guida delle comunità.

Siamo in un tempo in cui le chiese cristiane erano guidate da un consiglio di “anziani” o, in greco, “presbiteri”. Se gli “anziani” o “presbiteri” si chiamano così, c’è un motivo ben preciso. È che generalmente la conduzione di una comunità era affidata ai credenti più esperti ed autorevoli, che conoscono bene le persone che la compongono e le dinamiche che la caratterizzano. e si spera siano in grado di prendere le decisioni migliori per il bene di tutti, e se ne sappiano assumere la responsabilità.

Però, già allora, sovente i giovani accettavano di sottomettersi alle decisioni degli “anziani”. Così sorgevano contrasti che erano sia di ruoli sia generazionali. Quando c’è un conflitto, normalmente ci si arrabbia, e questo capitava anche agli “anziani” che spesso prendevano le critiche come una imperdonabile mancanza di rispetto, ed erano tentati di imporre il loro ruolo di conduttori della comunità facendo ricorso anche a dei mezzi coercitivi come le scomuniche.

L’autore della lettera di Pietro cerca di rimediare a tutto questo, e lo fa in maniera molto saggia, non entrando nel merito delle ragioni del conflitto, ma invitando tutti - è una frase molto bella della pagina di oggi, “a rivestirsi di umiltà gli uni verso gli altri”. Prima però si rivolge direttamente alle due parti in causa, e è interessante vedere come inizi proprio dagli “anziani”. Non sappiamo se è perché spera di trovare in loro una maggiore disponibilità all'ascolto, o perché s’è reso conto che la loro è la parte più ostinata. In ogni caso, per prima cosa, cerca di renderseli vicini, ricordando che anche lui è “anziano con loro”; poi li richiama al fatto che, a rendere ancora più inaccettabile la spaccatura della comunità, c’è da far fronte, tutti quanti insieme, alla persecuzione che sta mettendo la chiesa a dura prova e che richiede la solidarietà e la testimonianza di tutti. Oltre che “anziano con loro” infatti, si presenta come “testimone delle sofferenze di Cristo” - e qui possiamo pensare al nostro autore come a un credente che conosce, per averli subiti sulla sua stessa pelle, i patimenti imposti a chi ha testimoniato il nome di Gesù.

Se poi aggiunge che soltanto chi è stato partecipe di quelle sofferenze, “sarà pure partecipe della gloria che deve essere manifestata”, lo fa per ribadire quanto siano meschine le rivendicazioni di potere sulla comunità il cui solo Signore è Gesù, non a caso da lui definito “il supremo pastore”, che renderà “la corona di gloria” soltanto a quei pastori che avranno saputo “pascere il gregge di Dio” nella consapevolezza che la chiesa non è una loro proprietà sulla quale dominare. “Il gregge di Dio”, infatti, è e rimane “di Dio”, che te l’ha solo “affidato”, dunque, non è mai tuo né mio né di nessuno…/p>


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