Culto 18/08/2019 - Decima dopo Pentecoste

di Ruggero Marchetti pubblicato il 23/08/2019 23:17:30 in culto 79

Romani 1, 18 - 25; 28 - 32

Si rivela infatti dal cielo l’ira di Dio sopra tutta l’empietà e l’iniquità degli uomini che tengono imprigionata la verità nei ceppi della loro iniquità. Questo è il fatto: essi conoscono l’idea di Dio: Dio infatti l’ha fatta conoscere loro. Poiché le sue invisibili proprietà, e cioè la sua eterna potenza e divinità, possono essere colte dalla ragione fin dalla creazione del mondo, cosicché essi non hanno alcuna scusa, poiché, pur conoscendo Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio, ma hanno reso vani i loro pensieri e il loro stolto cuore s’è oscurato. Hanno pensato di essere saggi e sono diventati stolti, e hanno scambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con un’immagine simile a quella dell’uomo corruttibile, e degli uccelli e dei quadrupedi e dei rettili. Perciò Dio li ha abbandonati, nelle concupiscenze dei loro cuori, all’impurità, perché disonorassero in se stessi i loro corpi. Essi hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna, e hanno adorato e servito il creato al posto del Creatore – che è benedetto nei secoli, amen!

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E siccome non hanno considerato importante conoscere Dio, Dio li ha abbandonati alla loro mente perversa per fare ciò che è sconveniente, colmi soltanto di ogni iniquità, malvagità, cupidigia, cattiveria; gonfi d’invidia, di brame omicide, di contesa, di frode, e d’inganno; calunniatori, maldicenti, odiosi davanti a Dio, superbi, sfacciati, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori; senza intelligenza, senza carattere, senza cuore e senza compassione. Essi conoscono il decreto di Dio, che coloro che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno ugualmente, ma anche approvano coloro che le fanno.

Un pensiero dalla predicazione

thumbnail article Quando ha avuto inizio il “precipitare” dell’umanità lontana dal suo Dio? Tutto è iniziato dal principio, dalla disubbidienza nel giardino dell’Eden al comando divino di “non mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male”. Questa proibizione divina ha sempre rappresentato una difficoltà. Come mai Dio ha pronunciato quel divieto, che porta con sé come un’ombra di morte e di male incombente, quando il male non c’era ancora, e tutto invece era solo limpidezza?

Ma è proprio vero che il male non c’era? o quel “non ne mangiare” di Dio a Adamo non è altro che l’avvertimento di un Padre al proprio figlio a guardarsi dal male che c’è già, prima ancora dell’inizio della storia, in quell’albero dal nome sconcertante (“della conoscenza del bene e del male”), e si farà poi ancora più presente e minaccioso nella figura inquietante del “serpente”?

Genesi 2 e 3 ci dice allora che per l’essere umano restare in comunione con Dio significa rendersi conto fin dal primo giorno, che “il peccato sta spiando alla sua porta” (Genesi 4,7), e guardarsi da esso. Significa capire che vivere è stare sempre sull’orlo dell'abisso, e sempre però tenuti per mano da Dio. Si tratta di non lasciarla, quella mano, di lasciarsi guidare da lei, di fidarsi, e di affidarsi a lei. Sì, da un lato la vertigine del male, e dall’altro la mano di Dio. È il rischio e il privilegio dell’essere umano, chiamato a vivere il rapporto col Creatore come libertà e responsabilità.

Ma la vertigine ha un suo fatale fascino, e così l’uomo s’è svincolato dalla mano di Dio. Ha presto sentito l’attrazione del male, la sua seduzione. Rileggiamo Genesi 3,6: “Osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere, e che era desiderabile per acquistare conoscenza”. La seduzione dei sensi e della mente, il male che si fa bellezza, e Dio è dimenticato, la sua mano è lasciata: “Prese del frutto e ne mangiò, e ne diede anche al suo uomo, che era con lei, ed egli ne mangiò”…

È scritto in Isaia: “Guai a quelli che chiamano il male bene e il bene male!” (5,20). È la descrizione delle conseguenze per l’umanità dello sguardo e del gesto di Eva. Ma proprio il “guai” del profeta è il segno consolante che Dio non ci abbandona, che continua a parlarci, perché torniamo a lui, che la sua mano è sempre ancora tesa per afferrarci e rimetterci al sicuro.

Paolo oggi s’è unito al grido di Isaia e ci ha ricordato che l’altro nome dell’ “ira di Dio” è l’“evangelo di Dio”; che lo smascheramento della nostra iniquità... quel terribile elenco di peccati il cui ascolto ci ha turbati, è prodotto dall’irruzione della luce di Cristo su di noi. Sì, in Gesù la potenza di Dio “s’è rivelata dal cielo sopra tutta l’empietà e l’iniquità degli uomini”. E se per vincere s’è manifestata come “ira”, ora che l’inganno è stato smascherato e la verità è stata finalmente liberata, quell’ira mostra i tratti dell’amore di Dio…


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