Culto 11/08/2019 - Nona dopo Pentecoste

di Ruggero Marchetti pubblicato il 11/08/2019 23:50:55 in culto 71

Romani 1, 16 - 17
Abacuc 2 , 1 – 4

Infatti, non mi vergogno dell’evangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di ognuno che crede, anzitutto giudeo e poi anche greco. In esso, infatti, la giustizia di Dio si rivela da fede a fede, come è scritto: ”Il giusto vivrà per fede”.

Io starò al mio posto di guardia, mi metterò sopra una torre, e starò attento a quello che il Signore mi dirà, e a quello che dovrò rispondere circa la rimostranza che ho fatta. Il Signore mi rispose e disse: «Scrivi la visione, incidila su tavole, perché si possa leggere con facilità; perché è una visione per un tempo già fissato; essa si affretta verso il suo termine e non mentirà; se tarda, aspettala; poiché certamente verrà; e non tarderà. Egli è pieno d'orgoglio, non agisce rettamente; ma il giusto per la sua fede vivrà.

Un pensiero dalla predicazione

thumbnail article Torniamo all’affermazione di Romani 1,17 “La giustizia di Dio è rivelata da fede a fede” che abbiamo interpretato “dalla fedeltà di Dio alla nostra fiducia”, e parliamo della nostra “fiducia”. È la fede di chi vive in maniera giusta l’Alleanza col Signore che ora si è allargata a abbracciare tutti i popoli, e si aspetta da lui “cielo nuovo e terra nuova”. La fede di chi affida interamente a Dio se stesso e tutto quel che ha, perché sa che “egli si prende cura di noi” (cfr 1 Pietro 5,7). Si è già preso cura di noi, una volta per tutte, nel suo Figlio Gesù. È la Nuova Alleanza in piena continuazione con quella di Israele...

Proprio perché poi Dio, nella sua potenza sempre in atto, si prende cura di noi in Gesù, chi è “affaticato e stanco” trova sollievo. E anche coloro che acconsentono a mettersi di guardia sulla torre, a vivere la stessa esperienza di Abacuc, riconoscono che a loro è stato dato di aspettare (che debbono e che possono aspettare) il pieno compimento della fedeltà di Dio. Per loro e per noi ai quali l’evangelo è stato proclamato e che abbiamo creduto, si compie la promessa: “Il giusto vivrà per fede”.

Ma quando noi precisamente siamo giusti? Quando noi viviamo in conformità al nostro Patto con Dio in Gesù Cristo? Abacuc ce l'ha detto: quando da prigionieri diventiamo “sentinelle”. Quando cioè rivolgiamo con fiducia e speranza il nostro sguardo alla rivelazione che viene a noi da Dio nel suo Evangelo. Non vi è altra giustizia umana che quella di chi si presenta al tribunale di Dio, e trema e spera. Chi fa questo,“vivrà”.

Sì, noi vivremo per la fedeltà di Dio, E vivremo per la nostra fede. Si dica in un modo o nell’altro, la realtà è sempre quella. La fedeltà di Dio per noi qui oggi sta nel fatto che Egli ci si fa incontro nell’annunzio dell’Evangelo, e pronuncia il suo “no” a quello che siamo, per proclamare in Cristo il “sì” che ci rinnova e salva. La nostra fede è il timore reverenziale, quel turbamento che è pace, e quella pace che è turbamento, con cui acconsentiamo al “no” divino, fiduciosi che per noi tutto già è diventato “si”.

Ecco allora: là dove “la fedeltà di Dio” incontra “la fede dell’uomo”, là si rivela la sua “giustizia”. Là “il giusto vivrà”. Questo è il tema, questo è l’Evangelo dell’Epistola di Paolo ai Romani.


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