Culto 15/07/2018 - 8° dopo Pentecoste

di Ruggero Marchetti pubblicato il 15/07/2018 23:34:01 in culto 355

Genesi 15 , 1 - 21

Egli credette al Signore, che gli contò questo come giustizia . . . In quel giorno, il Signore fece un patto con Abramo, dicendo: “Io do alla tua discendenza questo paese, dal fiume d’Egitto al gran fiume, il fiume Eufrate; i Chenei, i Chenizei, i Cadmonei, gli Ittiti, i Ferezei, i Refei, gli Amorei, i Cananei, i Ghirgasei e i Gebusei”.

Un pensiero dalla predicazione

Abbiamo accennato alla passività di Abramo che si limita ad assistere al passaggio di Dio fra gli animali squartati. È una cosa molto strana: il rito del patto prevedeva il passaggio e perciò l’assunzione dell’impegno di tutti e due i contraenti, mentre qui ne passa solo uno, e chi passa è solo Dio. Ma è una benedetta stranezza: adesso Abramo ora sa che d’ora in poi lui e la sua discendenza potranno fare pieno affidamento sul Signore: potranno esigere la sua fedeltà. Perché facendosi l’unico protagonista di quel rito, Dio ha liberamente rinunziato alla sua libertà e s’è impegnato ad essere, addirittura sotto auto-maledizione, il “Dio di Abramo”.

C’è però qualche altra cosa ancora di cui meravigliarci. Anche sotto l’influsso del grande testo di Paolo in Romani 4, 19-22: “Senza venir meno nella fede… egli (Abramo) davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, ma fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli ha promesso, è anche in grado di compierlo. Perciò gli fu messo in conto come giustizia”, siamo abituati a leggere questa pagina come una delle grandi affermazioni della giustificazione per grazia mediante la fede. Ed è così.

Ma c’è anche l’inatteso rovescio della medaglia. Il passaggio che abbiamo appena visto in mezzo alle parti degli animali uccisi della “fornace fumante” e della “fiamma di fuoco” determina - come abbiamo appena detto – una sorprendente inversione dei ruoli: non è Abramo che si impegna davanti al Signore, ma è il Signore, che si impegna davanti ad Abramo. E Abramo, che di fronte alla sua parola che gli prometteva una discendenza innumerevole come le stelle nel cielo, quando ha guardato il cielo in pieno giorno senza poter vedere alcuna stella, pure ha creduto in quella parola, cos'altro ha fatto, se non affidarsi alla veracità di Dio, e così credere che Egli porta sempre a compimento le sue promesse?

Il “rovescio della medaglia” è proprio questo: dopo essere stato giustificato da Dio, qui adesso è Abramo che a sua volta giustifica Dio (che cioè lo ritiene giusto e così si affida a lui). È esattamente quello che c’è stato detto nella solenne confessione che abbiamo letto nel libro di Neemia 9, 6-8: “Tu hai trovato il suo cuore (il cuore di Abramo) fedele davanti a te e hai concluso un patto con lui promettendogli di dare alla sua discendenza il paese dei Cananei (etc. etc); tu hai mantenuto la tua parola perché tu sei giusto”.


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