Culto 26/07/2020 - Ottava dopo Pentecoste

di Ruggero Marchetti pubblicato il 24/07/2020 23:17:38 in culto 36

Luca 7, 36 – 50

Uno dei farisei lo invitò a pranzo; ed egli, entrato in casa del fariseo, si mise a tavola. Ed ecco, una donna che era in quella città, una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato; e, stando ai piedi di lui, di dietro, piangendo, cominciò a rigargli di lacrime i piedi; e li asciugava con i suoi capelli; e gli baciava e ribaciava i piedi e li ungeva con l'olio. Il fariseo che lo aveva invitato, veduto ciò, disse fra sé: «Costui, se fosse profeta, saprebbe che donna è questa che lo tocca; perché è una peccatrice». E Gesù, rispondendo gli disse: «Simone, ho qualcosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di' pure». «Un creditore aveva due debitori; l'uno gli doveva cinquecento denari e l'altro cinquanta. E poiché non avevano di che pagare condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Ritengo sia colui al quale ha condonato di più». Gesù gli disse: «Hai giudicato rettamente». E, voltatosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua, e tu non mi hai dato dell'acqua per i piedi; ma lei mi ha rigato i piedi di lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; ma lei, da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. Tu non mi hai versato l'olio sul capo; ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Perciò, io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è perdonato, poco ama». Poi disse alla donna: «I tuoi peccati sono perdonati». Quelli che erano a tavola con lui, cominciarono a dire in loro stessi: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace».

Un pensiero dalla predicazione

thumbnail article Da persona rispettabile e pia, Simone il fariseo ha criticato nel suo cuore Gesù, pensando che, se fosse stato veramente un profeta, avrebbe capito che quella donna era una peccatrice e l'avrebbe cacciata via da sé. Anche noi siamo persone rispettabili, ma viviamo la nostra rispettabilità in maniera molto diversa da come la viveva quel fariseo del tempo di Gesù.

Se per lui infatti certe persone erano così lontane da Dio e dalla sua legge che era bene tenerle anche lontane da se stesso e dalla propria casa, noi siamo molto più tolleranti. Per noi ognuno, purché non faccia del male agli altri, può praticare liberamente le sue scelte e si può dare lo stile di vita che preferisce, senza che lo si possa giudicare né tanto meno condannare o emarginare. Questo anche perché noi non viviamo nell’Israele del tempo di Gesù, in cui la morale era un fatto sociale che coinvolgeva tutti e richiedeva certi comportamenti e stili di esistenza. Oggi la morale – se pure ancora si può parlare di morale condivisa – è sentita come qualcosa di strettamente personale, al punto che potremmo quasi dire che ognuno ha una sua morale sulla quale nessun altro può mettere il becco. Non so cosa sia meglio fra il rigore morale di Simone il fariseo o questo “tutto è lecito tranne dire che forse c'è qualcosa che non è lecito”, che spesso purtroppo nasconde un disinteresse verso l’ altro, perché se vedo una persona che per me sta sbagliando e non glielo dico, vuol dire che non mi importa molto di lei...

Sicuramente, la cosa migliore di tutte è guardare a Gesù e cercare di imparare da lui, pur già sapendo che poi potremmo solo chiedergli perdono perché non riusciremo mai neanche lontanamente a avvicinarci al suo esempio. E Gesù oggi ci insegna che la giustizia nei confronti di quella povera, silenziosa, sublime “peccatrice” entrata di soppiatto in casa di Simone non consiste nella dura scomunica del padrone di casa: “Non ci si dovrebbe nemmeno far toccare da lei”, e nemmeno nella tolleranza di chi pensa che “tutto è lecito e perciò tutto va bene”, che è solo apparentemente positiva, e che di fatto invece è indifferenza.

Gesù sa che davanti a Dio c'è il bene e il male, e che non sono affatto la stessa cosa. Conosce la gravità del peccato. Per questo prende sul serio quella donna e il suo gesto e il suo pianto appassionato, prende cioè sul serio il suo pentimento e la sua volontà di cambiar vita, ed è proprio per questo che non le dice: “Sta' tranquilla perché non hai fatto niente di male”, ma: “I tuoi peccati sono perdonati”. Perché quella donna ha davvero molti peccati da farsi perdonare; e per poter ricevere il perdono che le serve, ha bisogno che “i suoi peccati” le vengano messi davanti per un'ultima volta: deve guardare al male che ha compiuto e che la opprime, per provare la gioia, il sollievo della liberazione...

Il pastore


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