Culto 15/03/2020 - Terza del tempo di Passione (in tempo di coronavirus)

di Ruggero Marchetti pubblicato il 15/03/2020 10:00:07 in culto 562

1 RE 19, 1 - 21

Le chiese senza culti in questo tempo del Coronavirus sembrano vivere un tempo di silenzio. Ma proprio nel silenzio la voce del Signore si fa più chiara e limpida, t’arriva in fondo all’anima. “Il vento”, “il terremoto”, “il fulmine dal cielo” fanno un grande rumore, ti lasciano stordito. Dio arriva nel silenzio, e lì ti parla, ti dice che tiene a te, che si prende cura di te, della tua vita, nella verità.

Dio, lo sappiamo anche se non è facile accettarlo, può ricavare il bene anche dal male. In queste settimane così difficili che stanno mettendo a nudo tutte le nostre fragilità, forse ci sta liberando dal delirio di onnipotenza che abbiamo coltivato, pensandoci ben più di quel che siamo, e richiamandoci alla solidarietà, alla reciproca compassione.

E non soltanto questo: la voce che si rivela nel silenzio tronca anche i nostri silenzi negativi, ci strappa via dalla sensazione di abbandono e solitudine che sovente si impossessa di noi, in questa società in cui le relazioni fra le persone erano frantumate ben prima che il virus ci obbligasse a metterci fisicamente a distanza gli uni dagli altri.

Anche su questo guardiamo ancora a Elia: prima del monte Oreb, aveva ascoltato un altro silenzio: il silenzio del deserto, là sotto alla ginestra. Ma siccome in quel silenzio Dio non c’era, per lui c’era solo la voglia di morire. Ma anche se Elia non era in grado di avvertirne la presenza, il Signore era lì, come c’è sempre accanto a chi è nell’angoscia, e ha avuto pietà della sua disperazione, e gli mandato un angelo, lo ha chiamato ad andare sino a lui, e gli ha fatto sentire un silenzio diverso, benedetto, colmo della sua voce. E poi, prima di rimandarlo a riprendere il suo compito, gli ha fatto dono di tanti altri suoi angeli, tanti altri suoi inviati: i “settemila uomini il cui ginocchio non s'è piegato davanti a Baal, e la cui bocca non l'ha baciato”. E così Elia non è più mai stato solo.

Neanche noi siamo soli: in questo momento, pur ognuno a casa sua, noi siamo chiesa, siamo comunità. Uomini e donne, tutti raccolti attorno alla parola del Signore, e insieme tra di noi. Umanità in ascolto e umanità che, per questo, uscire dal silenzio negativo, da quell’incapacità di comunicare anche, e a volte soprattutto, con le persone che ci sono più vicine che caratterizza tanti momenti delle nostre giornate e della nostra vita.

Preghiamo: Viviamo un tempo difficile, Signore. Un tempo che ci impone di tenerci a distanza dalle persone care, dagli amici; un tempo che ci chiede di cambiare le abitudini. Ma è anche un tempo che ci chiama alla cura di noi stessi e del bene comune. Dobbiamo fare a meno del contatto, dei baci e degli abbracci, ma non ci viene chiesto di fare a meno del cuore e dei pensieri di solidarietà. Mai come in questi giorni la nostra società ci appare così fragile, ed è facile cadere nello sconforto di chi si trova alle prese con qualcosa che non vediamo e non conosciamo, ma attenta al nostro benessere e alla nostra salute.

Ma noi non siamo soli. Tu Signore sei vicino alle persone ricoverate nelle rianimazioni, a quelle costrette alla quarantena, a chi piange un suo caro o una sua cara, ad ognuno e ad ognuna di noi che vive con preoccupazione l’evolversi di questo contagio. Tu puoi darci la forza per coltivare la speranza e noi sappiamo che, nella fede nella tua Parola, possiamo lasciarci toccare e abbracciare da te, senza paura del contagio.

Amen.


Il culto solo con la traccia audio.

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