Un giovedi' santo particolare, cena ebraica

di Alida Long pubblicato il 09/06/2018 20:29:19 in scuola domenicale 105

Un lungo tavolo bianco su cui erano posati il pane azzimo, l'agnello, le uova sode, le erbe amare e il vino. Ecco come appariva la preparazione della cena pasquale ebraica a cui la comunita' di San Germano era stata invitata durante il culto del giovedi' santo presieduto dal pastore Marchetti.

Quest'anno e' stato infatti molto diverso dal solito: ci siamo ritrovati alle ore 19.00 nelle salette, invece che nel tempio, assieme ai bambini e alle bambine della Scuola domenicale, ai loro genitori, alle monitrici e ai monitori e ai membri della comunita' che hanno voluto condividere questo culto particolare.

I vangeli raccontano che Gesu' ha pronunciato sul pane le parole: "Questo e' il mio corpo" e sul vino : "Questo e' il calice della nuova alleanza nel mio sangue", e ha distribuito quel pane e quel vino ai suoi discepoli nel corso della Cena pasquale ebraica, cioe' durante quel particolare momento cultuale e conviviale che tutte le famiglie di Israele hanno sempre celebrato con gioia nelle loro case, ricordando la liberazione dall'Egitto.

"Gli Egiziani ci maltrattarono, ci oppressero e ci imposero una dura schiavitu'. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore udi' la nostra voce, vide la nostra oppressione, il nostro travaglio e la nostra afflizione, e il Signore ci fece uscire dall'Egitto con potente mano e con braccio steso, con grandi e tremendi prodigi. Ci ha condotti in questo luogo e ci ha dato questo paese dove scorrono il latte e il miele" (Deuteronomio 26, 6-9).

Abbiamo allora provato a rivivere la "nascita" della Cena del Signore tutti quanti, bambini e adulti, raccolti attorno alla stessa tavola, come allora fecero i discepoli.

La cena e' iniziata con "Io canto come David", cantato dalla Scuola domenicale accompagnata dalla chitarra di Stefano Noffke ed e' proseguita come una vera e propria cena pasquale ebraica, con le sue preghiere e i suoi Salmi letti con grande impegno dai bambini e dalle bambine presenti, seguendo il rituale previsto dalla tradizione ebraica.

In questo modo tutti abbiamo conosciuto quando e come Gesu' ha introdotto quelle parole e quei gesti (per noi cosi' importanti), che diventeranno il fondamento della nostra Cena del Signore.

Spezzare e mangiare tutti insieme il pane azzimo, bere sorsi di vino (in realta' era succo d'uva) e cantare inni di lode ci ha permesso di fissare con un momento forte il ricordo vissuto e partecipato di quel momento.

Alla fine, cosi' come era abitudine dei primi cristiani celebrare la Cena del Signore durante un'agape fraterna, anche noi abbaiamo cenato insieme, condividendo in fraternita' quello che ciascuno aveva portato.


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